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 Oggetto del messaggio: Una allegra combriccola . . .
MessaggioInviato: mer ott 31, 2007 8:21 pm 
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Località: Guardati Dietro!
(Scusate se metto tutto sotto QUOTE, ma sennò mi dice che è troppo lungo -.-°)

Cita:
Il Nido di Mare aveva una clientela variegata ma abbastanza fissa. L'oste si ricordava sempre quando ritornavano certi marinai e non si stupiva mai di vederli entrare dalla sua porta, egli era un uomo astuto e con memoria lunga, come ogni buon oste deve essere!
In effetti i clienti andavano dai ladri locali, ai capitani delle navi di passaggio, dal popolano del luogo all'avventuriero che ha calpestato metà dell'Impero senza nemmeno un graffio! Insomma l'oste anadva fiero della sua clientela, anche se molte volte si limitava a chiedere il conto senza fare nessun tipo di conversazione se la paura l'opprimeva o se l'imbarazzo premeva.
Fatto sta che una sera mentre il buon oste Mario stava con i gomiti appoggiati al bancone, con aria sonnacchiosa osservava tre simpatici clienti che cantavano allegramente queste note:

Nei quartieri dove il sole del buon Akrom non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Danath!
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai delapiderai mezza pensione
cento monete per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

(De Andrè, "Città Vecchia" Riadattato)

Mentre l'oste ascoltava questa canzone si rese conto quanto avevano bevuto i tre, circa una trentina di boccali di birra ed infinite bottiglie di sidro. Poi alzando lo sguardo si tranquillizò vedendoc he due di essi erano dei robusti nani e l'altro un robusto scaricatore di porto. Poi sempre con gli occhi a mezz'asta come un gufo che non dorme da giorni, osservò gli altri avventori del locale che erano veramente pochi data l'ora tarda, c'era un ladro che giocherellava con il pugnale, un mercenario che sonnecchiava ad occhi aperti ed un capitano di una nave commerciale.
"Il solito" pensò contento Mario dedicandosi ad aprire con cura la cassa per contare le entrate, poi sentì aprirsi la porta e la cosa non è che gli piacque molto visto che dovette ficcare tutte le monete d'oro, veloce sotto il bancone.
Comunque alzando gli occhi si trovò davanti quattro strani personaggi: c'era un chierico di Shine dall'aria seria e severa, una giovanissima ragazza dal bel viso e dai lineamenti ammalianti, un giovane esponente della guardia cittadina ed un "artista" che l'oste Mario conosceva di vista.
Tre di essi si andarono a sedere, mentre il giovane soldato arrivò dall'oste sbottandò così:"Orsù mio bello addormentato, ce la fate a non sbavare nel mio vino?"
Il tono di solito non era accettato dall'oste, ma sembravano tutti e quattro ottimi bevitori, e comunque non è una saggia idea sbraitare contro la guardia cittadina. Quindi Mario con un sorriso mellifluo e viperioso esordì così:"Perdonate la mia "mancanza" signore, ma purtroppo la giornata è stata dura ed io non sono più giovane come una volta! Comunque come posso rendermi utile a Vossignoria?"
"Prendete la bottiglia del vino più invecchiato che avete, una birra scura, una bionda ed una rossa! Ed ora veloce che ho fretta!" continuò con tono imperioso il ragazzo.
L'oste diede uno sguardo al cielo e si affretò preparare le bevande richieste, poi guardò allontanarsi il giovane verso il tavolino più oscuro della locanda dove gli altri suoi compagni si era rifugiati.
Il primo, il chierico era Lucius, un uomo con i capelli rossici, alto e ben piazzato, la seconda era Albirea, una giovane con i cappelli scuri con riflessi di rosso vermiglio, il giovane invece era Magnus, aveva una armatura nera come la pece, un grosso spadone al fianco e dei capelli rossi come il fuoco ed infine c'era "l'artista", Iodin che anch'esso aveva dei capelli rossi come il fuoco ma portava anche dei grandi baffi dello stesso colore ed un aria un pò malconcia.
I quattro incominciarono a parlare sottovoce, ma l'oste dalla sua posizione non poteva sentire, e poi gli faceva fatica avvicinarsi. Comunque i nostri quattro simpatici personaggi stavano in quel momento ascoltando Magnus, che stava raccontando ad i suoi due zii, Iodin e Lucius, cosa gli era successo dopo la sua dipartita da casa. Si perchè erano tutti parenti, erano De Armis, ed erano spietati.
Ma ritornarndo a noi, la combriccola ascoltava rapita il racconto del giovane, così rapita che Iodin aveva incomiciato a prendere appunti sulla sua storia nonostante lo sguardo storto del giovane narratore.
I due rimasero abbastanza stupiti di tutto quello che gli era capitato ( andate al vedere sul nood anche se prima deve passare il vaglio dello Staffe) ed Iodin era letteralmente raggiante, e nessuno capiva il perchè. Ma egli non potendo trattenersi dovette dirlo alla sorella del ragazzo, Albirea. Il bardo era felice perchè avrebbe pubblicato quella storia, con altri nomi, ed avrebbe fatto moltissimi soldi. A queste parole la giovane sorella preuccupata per il fratello rubò dal sotto il naso dello zio il prezioso taccuino, che poi diede a Magnus, più allegro del solito.
Mentre chiaccheravano del più e del meno sorseggiando le loro bevande: rispettivamente il vino per il soldato, la birra bionda per la sorella di lui, la birra rossa per il chierico ed per il bardo la birra scura. Il giovane miliziano si rese conto che mancavano meno di dieci minuti all'inizio della sua corveè, quindi si tuffò verso l'uscita saltando sul tavolino, ma si bloccò passando davanti al bancone dell'oste dove trovò i tre che primi cantavano felici, stesi addormentanti per terra, raccomando, sempre con il solito tono, all'oste di prendersi cura dei tre e non di gettarli in mezzo alla strada all'addiaccio, come probabilmente avrebbe fatto.
Detto questo si gettò verso la porta bestemmiando contro tutti gli dei che controllano il tempo.

_________________
“È un uomo che ammiro molto.”


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